Soapstone: storia della pietra ollare

Avreste mai detto che tra la pietra del vostro fedele barbecue e una delle sette meraviglie del mondo moderno, la statua del Cristo Redentore a Rio de Janeiro, esiste un punto di connessione diretto?
Probabilmente no, ma la pietra ollare, particolare roccia metamorfica dal colore verdastro, ci sorprende con la sua duttilità d’impiego, dimostrandosi una garanzia sia per la riuscita delle nostre ricette culinarie che per la preservazione di monumenti storici di fama mondiale.

da dove proviene la pietra ollare

La storia della pietra ollare comincia in epoche remote, quando barbecue e monumenti non erano neanche lontanamente pronosticabili: la nascita di questo materiale sul nostro pianeta risale infatti a circa 2/3 miliardi di anni fa. Ma nel momento in cui l’essere umano, molte ere dopo, ha fatto la sua comparsa, la steatite (altro nome con cui indicare la pietra ollare) ha subito mostrato grande attinenza con le attività antropiche: già l’uomo della preistoria la sfruttava per creare pentole e utensili, al fine di agevolarsi nella neutralizzazione di sostanze velenose all’interno degli alimenti.

Nel corso della storia ha continuato a rivelarsi molto utile per gli scopi umani e, come vedremo, non ha smesso di esserlo anche ai giorni nostri. Contribuisce a questo pure la larga diffusione della pietra ollare sul suolo terrestre, che è sostanzialmente presente in tutto il mondo. Limitandoci all’Italia, viene però estratta e lavorata soprattutto in Valchiavenna e in Valmalenco, nonché in tutta la Valtellina, luoghi celebri per la realizzazione di oggetti tipici in steatite (come il lavec o lo stuin, pentole della tradizione valtellinese).

le sue caratteristiche

La grande duttilità del materiale in questione è testimoniata anche dai diversi nomi con cui può essere indicato, ognuno dei quali rivela delle sue caratteristiche peculiari:

  1. Steatite. Dal greco stèatos, “grasso”: è stata denominata così a causa del suo aspetto liscio e scivoloso, che la fa sembrare una pietra grassa;
  2. Pietra ollare. Da “olla”, “recipiente per la conservazione di cibi”: il nome deriva dal fatto che la steatite è nota per la facile lavorabilità al tornio, che la rende adatta per creare pentole e contenitori per i cibi. Inoltre, essendo caratterizzata da una spiccata conduzione termica e disponendo di una superficie antiaderente, è perfetta per cucinare senza dover aggiungere grassi durante la cottura (per questo è largamente utilizzata nella realizzazione di piastre e pietre per la cottura e i barbecue);
  3. Pietra saponaria. L’elevata presenza di talco nella pietra ollare è la responsabile di questa denominazione e del suo impiego nella preparazione di talchi per l’industria farmaceutica e cosmetica;
  4. Gesso di Briançon. L’origine di questo soprannome è da ricercare nelle montagne del paese di francese di Briançon, in cui sono ubicate diverse cave per l’estrazione della pietra saponaria. La dicitura gesso non è del tutto esatta perché, nonostante l’aspetto polveroso, la steatite è molto più dura;

A partire da questo focus sui nomi, si può tracciare un sintetico ritratto della steatite: si tratta di una pietra facilmente lavorabile, ottenibile da rocce metamorfiche dalla struttura squamosa, in cui compaiono quasi esclusivamente minerali del gruppo delle cloriti (talco, magnesite e penninite). Le sue caratteristiche la rendono perfetta per i numerosi utilizzi già elencati, a cui occorre però aggiungerne un altro: quello artistico-conservativo.

statua del Cristo Redentore a Rio de Janeiro

Emblema indiscusso della funzione appena enunciata, è la statua del Cristo Redentore a Rio de Janeiro: infatti questa meraviglia del mondo moderno presenta, sulla sua superficie, proprio un rivestimento di steatite.

Il progetto originario del 1923, concepito dall’ingegnere Hector da Silva Costa, prevedeva una scultura in cemento armato, che è stata effettivamente concretizzata. Tuttavia è poi subentrata l’esigenza di ricoprirla, per donarle un aspetto definitivo più impattante e soprattutto prevenire le deformazioni causate da intemperie e temperature elevate. Quale soluzione migliore della pietra ollare, che ha tra i suoi pregi più rinomati la conducibilità termica?

Così, dal 1931, anno dell’inaugurazione dell’opera, il Cristo Redentore, situato nel punto panoramico del Morro del Corcovado, abbraccia Rio de Janeiro avvolto nel suo inscalfibile abito di steatite, tuttora intatto ed efficiente.

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