Stile industrial con blocchi di pietra ad Alicante

Un angolo newyorkese nel cuore della Costa Blanca Spagnola.

È il Tribeca Restaurant, che porta il gusto newyorkese a Valencia e un ambiente industrial caratterizzato da cinquecento chili di pietre di Calatorao, lastre di acciaio inossidabile di 3 m x 1,5 m e legno massiccio di noce spagnolo di 50 mm di spessore.

Spessore è la parola che definirebbe la proposta e la presenza “grezza” del materiale, responsabile della costruzione del locale della sua atmosfera amichevole. Cinque grandi blocchi di pietra, che sembrano galleggiare, costruiscono un “magma” fluttuante. Lo spazio, accanto all’acciaio lucido, sfugge tra queste pietre verso l’infinito, come se, una volta entrati nel locale, ci si potesse perdere oltre i suoi imiti, e fuggire nel nulla. Questi possenti blocchi, oltre ad articolare lo spazio, ti portano al cuore, nascondono gli elementi strutturali e contengono tutti i macchinari necessari al funzionamento del ristorante.

La “caverna”, che per anni è sato il nome di questo ristorante, si trasforma in una “scatola magica” che, però, mantiene l’”anima” del locale. L’intervento sulla facciata, in un edificio della fine del XIX secolo di cui non si conservano le planimetrie, è il risultato di un’indagine quasi archeologica per scoprirne l’origine e ristabilire quanto di più simile a quello che poteva essere l’edificio originale. La facciata è stata ripulita da elementi estranei, sono stati ripristinati gli avvallamenti seguendo le tracce degli antichi pianerottoli in legno, sono stati ricostruiti i massicci perduti, seguendo le leggi dell’edificio, ed è stata stesa una malta di calce che recupera degnamente la base dell’edificio. In questo modo, la facciata si avvicina all’aspetto massiccio dell’epoca della sua costruzione, restituendo la potenza dell’immagine originale, così come la snellezza delle aperture, così caratteristica dei piani terra dell’architettura storica di Alicante.

progetto

Nome: TRIBECA RESTAURANT ALICANTE
Architetto: NONAME 29
Anno: 2020
Fotografie: LUIS ASIN

Potrebbe anche piacerti